I Tarocchi: La Giustizia, la ricerca dell’equilibrio

 

tarocchi la giustizia
La Giustizia-Tarocchi di   Marsiglia Jod.Camoin

Nei tarocchi la Giustizia è collocata al numero 8. Una donna in posizione frontale ci osserva, tenendo in una mano una spada, nell’altra una bilancia. La lama serve a districare quanto inutile e superfluo, separando la realtà dall’illusione. La bilancia ha il compito di pareggiare ed equilibrare azioni ed energie.

L’arcano maggiore della Giustizia ci indica quello che è giusto o meno per una persona: analizzando le carte limitrofe, può permettere di focalizzare i suoi valori, le convinzioni e quanto ritenuto o meno importante.

La giustizia fonde la regalità e la sapienza di Imperatrice e Papessa, assieme alla stabilità dell’Imperatore. Viene rappresentata una donna bionda, e come impostazione può ricordare l’arcano 3 (Imperatrice), pur essendo più severa e stabile. Il trono sul quale siede è quello cubico dell’Imperatore.
Così come la Papessa, la Giustizia è un portale da dover attraversare: se nel primo caso era un velo a distinguere uno spazio dall’altro, qui è la figura stessa a fare da fermo.

Questa carta ci parla di ostacoli che non si possono più evitare: è arrivato il momento di confrontarsi con essi. Non a caso, nella serie dei tarocchi di Marsiglia, questa carta è la prima ad essere totalmente frontale, sia nel corpo che nello sguardo. È il conquistatore (carro) che deve ora affrontare l’ultimo ostacolo prima di accedere alle vette più spirituali, rappresentate dall’Eremita. È solo grazie alla legge dell’equilibrio e alla sua applicazione che questo può diventare possibile.

 

La figura de La Giustizia nella mitologia

 

Maat, la dea egizia della giustizia, è una delle prime figure mitologiche di riferimento. Simbolo dell’ordine cosmico, garante della vittoria dell’ordine sul caos primordiale, suo compito è assistere alla pesatura del cuore, ad opera del dio Anubi: se questo risulterà più leggero della piuma di Maat, l’anima sarà destinata alla visione di Osiride. In caso contrario, non potrà accedere ai piani superiori, più spirituali.

In ambito greco, l’arcano maggiore della Giustizia è legato alla triplice figura di Themis/Nemesi/Adrastea.

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Themis

Themis è un titano, ed è la personificazione dell’ordine divino, della legge naturale e della stabilità. È connessa all’oracolo di Delfi, che presiedeva prima dell’avvento di Apollo: il suo oracolo si manifesta nell’espressione della giustizia divina.

Nemesi è l’aspetto della giustizia equilibratrice, in grado di portare ordine nei delitti irrisolti.

Adrastea è la manifestazione e le conseguenze di quanto creato dall’uomo stesso.

Sempre nel pantheon greco, Dike possiede i medesimi attributi simbolici (spada e bilancia), oltre ad essere bendata: è la personificazione del codice giuridico, della sua applicazione a livello umano, ed il non vedere è simbolo dell’imparzialità della legge. Tutte queste differenti figure rendono evidente come nei tarocchi la Giustizia sia raffigurata in tutte le sue possibili sfaccettature.

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L. Bastiani: San Michele

In tempi più recenti, troviamo gli oggetti dell’arcano della Giustizia nelle mani dell’arcangelo Michele: spada per liberare dalle influenze negative (in maniera simbolica, anche dai pensieri distruttivi e quindi dalle illusioni), e la bilancia per pesare le anime. Le connessioni tra Tarocchi e simboli religiosi sono meno strane ed irriverente di quanto non possa sembrare; bisogna infatti tenere a mente che i Tarocchi vogliono dare una descrizione il più possibile accurata di tutti gli elementi simbolici ed archetipici dell’essere umano. Non è quindi inusuale trovare simboli del cristianesimo (esempi lampanti sono il Papa, la Papessa e l’Eremita), così come analogie alle volte più velate ma non per questo meno evidenti (vedi il parallelismo tra san Rocco ed il Matto).

 

Tra i tarocchi la Giustizia è la guardiana del Karma

 

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La Giustizia – Crowley

La giustizia è una carta frontale: ci parla di un tempo presente, del qui ed ora. Non rimanda al passato né al futuro, ma richiama alla necessità di bilanciare le energie in ogni istante. Il trucco per superare la prova della Giustizia è di compiere azioni “equilibrate”, ossia in grado di non creare troppo divario tra i due piatti della bilancia. Qualunque eccesso richiederà di essere compensato, creando nel futuro situazioni di natura opposta. Non vi è alcun giudizio in senso morale: semplicemente, il risultato totale deve dare come valore zero.

Così tra gli arcani maggiori dei tarocchi la Giustizia descrive il meccanismo del Karma: ad ogni forza messa in moto, ne corrisponderà sempre una di verso opposto. Pensieri, emozioni e gesti sono tutti espressioni energetiche: nulla potrà venir meno a questa legge. Il trucco risiede nel non generare uno scompenso energetico: compiere una azione senza bramarne i risultati, esprimere un desiderio per poi non alimentare con foga la sua realizzazione. Tutto ciò che viene ottenuto tramite la forzatura, prima o poi dovrà essere rimesso in equilibrio. Questo è il messaggio che nei tarocchi la giustizia vuole comunicare: nell’eterno presente le forze si devono annullare reciprocamente.

 

Interpretazioni in una lettura

 

Aspetti evolutivi

Si possiede un quadro chiaro della situazione; si è pronti ad affrontare una grande prova, che concorrerà a stabilizzare la situazione. Buona capacità di giudizio, oggettività, equilibrio e correttezza nel valutare le situazioni o nel rapportarsi alle persone. Può indicare unioni/matrimoni civili, e tutto quello che ha bisogno di essere notificato: quindi atti legali, documenti etc. …
Relazione affettiva equilibrata, nella quale i componenti della coppia possono sostenersi a vicenda, trovando il loro centro di gravità comune.

Aspetti involutivi

Quando in una lettura di Tarocchi la Giustizia esce come ostacolo, significa squilibrio e grande rigidità mentale nell’applicare le regole. Oltre a: leggi utilizzate per nuocere invece che per portare ordine. Problemi di tipo legale, separazione e divorzi. Problemi con contratti. In una coppia, eccessiva freddezza e rigidità. Si guarda all’esteriorità, alla perfezione e non alla sostanza. Azioni compiute senza valutarne adeguatamente gli effetti.


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